Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche

In corso

Museo MA*GA
Gallarate (VA)

24.5.2026
11.10.2026

Nel centenario della nascita, il MA*GA di Gallarate (VA), dal 24 maggio all’11 ottobre 2026, rende omaggio a Vincenzo Agnetti (1926-1981), uno dei più importanti protagonisti dell’Arte Concettuale italiana del XX secolo, con la monografica dal titolo Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche. La mostra approfondisce, attraverso 30 opere, l’interesse di Agnetti per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia.

La rassegna, curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MA*GA, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti, nasce dalla vincita di Strategia Fotografia 2025 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con il progetto “Dopo le grandi manovre. Vincenzo Agnetti Al MA*GA in occasione del centenario dalla nascita”, grazie al quale il MA*GA acquisisce tre opere di Vincenzo Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre, che arricchiscono la sua collezione permanente. La serie si forma dopo il ritrovamento da parte di Agnetti a Gibilterra di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi. L’artista milanese, con un approccio concettuale, riprodurrà quelle immagini abbinandole a elementi grafici e testuali.

Lontana da una prospettiva rigidamente cronologica, la mostra documenta quanto la fotografia sia stata utilizzata dall’artista per liberare l’immagine dal proprio referente, lavorando attorno ad opere che appaiono come tracce di qualcosa che c’è stato, ma non c’è più. Per Agnetti la fotografia, al tempo stesso, significa e non significa. Come la parola, non segue un percorso lineare di corrispondenze biunivoche. Dice alcune cose, riferendosi ad altre. Allude, suggerisce. È sia concreta che poetica. Infatti, come ricorda Roland Barthes ne La camera chiara (1980): “la fotografia diventa allora per me un medium bizzarro […]: falsa a livello di percezione, vera a livello del tempo.”

Il percorso espositivo si apre con la sala che accoglie tre opere - Il Trono; Il Delitto; Oggi non è oggi ma soltanto un gesto degli elementi – che sintetizzano alcune questioni essenziali per comprendere la poetica di Agnetti, e che affrontano temi come il tempo, lo spazio e il corpo, e riflettono sul significato della fotografia, intrecciando l’uso della parola e della poesia. Il Trono, un’installazione realizzata insieme a Paolo Scheggi nel 1970, riflette sul potere e sulla sua assenza, in modo ironico e con un richiamo funebre (formalmente l’opera trae ispirazione dal monumento funerario ad Antonio Canova). Di fronte ad esso si trova Il Delitto, in cui dettagli fotografici e brevi misteriose frasi costruiscono una partitura evocativa che può essere idealmente completata dalle poesie del libro Machiavelli 30.

La rassegna prosegue con una sezione dedicata alla Macchina Drogata (1967 – 1968), opera che porta a compimento una serie di ricerche che l’artista ha sviluppato intorno a questioni legate alle combinazioni permutabili e ai sistemi tecnici e tecnologici. Com’ebbe modo di affermare lo stesso Agnetti, nella Macchina Drogata “110 numeri di una calcolatrice Divisumma sono stati sostituiti con altrettante lettere dell’alfabeto facendo seguire ad ogni consonante una vocale in modo che tutte le parole ottenute casualmente dalle operazioni anche se prive di senso logico, fossero comunque di supporto di intonazione. Lavori come Dissolvenze, Comete e Oltre il Linguaggio, evocano il funzionamento della Macchina Drogata e legano questa libera ricombinazione di lettere con la pittura.

Agnetti cita e attraversa la storia dell’arte riscoprendo e recuperando diversi personaggi, ipotesi ed episodi che, dalla dimensione particolare, divengono universali. Opere come Tutta la storia dell’arte è in questi tre lavori e Architettura tradotta per tutti i popoli osservano la natura, citano l’antropologia e la storia dell’arte con l’obiettivo di parlare e pensare all’umanità in ogni sua epoca.

Questo avviene anche in riferimento ad effettivi personaggi storici, come nel caso di Elisabetta d’Inghilterra (1976), un polittico fotografico che riflette sul potere e la sua rappresentazione attraverso quello che l’artista definiva “teatro statico”, richiamando lo sfondo del teatro elisabettiano in un “dramma senza movimento”.

Completa la mostra Libro dimenticato a memoria (1970), un volume di grandi dimensioni il cui interno è composto solo dai margini esterni che racchiudono uno spazio vuoto. Agnetti ricorda come “la cultura è l’apprendimento del dimenticare”. Questa dimenticanza però è solo apparente: è il risultato di un’assimilazione profonda, così profonda da riscrivere ciò che conosciamo, da essere assorbita a tal punto da svuotare le pagine del libro.

Ricola, l’azienda svizzera produttrice delle benefiche caramelle alle 13 erbe, conferma la grande attenzione che da sempre mostra nei confronti dell’arte e della cultura come strumento di crescita e condivisione. Con il suo sostegno alle mostre, Ricola offre l’ingresso gratuito ai primi 50 visitatori dalle ore 15.00 di ogni primo venerdì del mese: 7 agosto; 4 settembre; 2 ottobre.
In occasione delle giornate Ricola, dalle ore 15.00 sarà possibile degustare gratuitamente le benefiche tisane Ricola presso l’ArtCafé. Acquisto online sul sito Ticketone.it o presso la biglietteria del Museo secondo disponibilità.