SEI SCULTURE IN STUCCO TORNANO AL TEATRO FARNESE
Dopo il restauro sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi
Complesso monumentale della Pilotta
Parma
Dal 4.3.2026
Press Kit
Sono stati presentati mercoledì 4 marzo 2026 al Complesso monumentale della Pilotta di Parma gli esiti dell’intervento di restauro e valorizzazione riguardante sei sculture figurative in stucco, originariamente parte della decorazione del Teatro Farnese, capolavoro del barocco europeo. Avviato nel maggio 2025 all’interno della Sala del Trionfo, il progetto ha permesso il recupero conservativo delle opere e la loro rinnovata fruizione all’interno del percorso museale del Teatro, oggi arricchito da strumenti multimediali e da un progetto di ricostruzione digitale.
L’iniziativa è stata interamente sostenuta dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi, organizzazione no profit svizzera attiva nella tutela e promozione del patrimonio culturale europeo e internazionale.
«Tutti noi che amiamo Parma e la Pilotta dobbiamo gratitudine alla Fondazione Isabel e Balz Baechi, per aver sostenuto con sensibilità e lungimiranza un intervento di profondo impatto per il Museo - dichiara Stefano L’Occaso, direttore del Complesso monumentale della Pilotta. Il restauro delle sculture del Teatro Farnese, oltre all'importante recupero materiale, si configura come un atto di responsabilità verso la nostra storia: le opere, sopravvissute alle ferite del 1944, tornano oggi a dialogare con lo spazio per cui furono concepite, restituendo al pubblico un tassello fondamentale dell’apparato decorativo seicentesco. Siamo particolarmente soddisfatti per la qualità scientifica dell’operazione e per l’approccio integrato che ha unito conservazione, ricerca e innovazione digitale, permettendo di valorizzare pienamente lavori di straordinaria rilevanza culturale e artistica. I capolavori di Luca Reti, le statue che un tempo ornavano il Teatro, tornano a esserne parte integrante e a ridare vita a questo luogo immenso».
«Questo intervento è il risultato di una collaborazione virtuosa tra competenze diverse, che hanno lavorato insieme integrando conservazione, studio storico, indagini scientifiche e strumenti digitali avanzati, afferma Paola Potenza, responsabile dei progetti di restauro della Fondazione Isabel e Balz Baechi. Il dialogo tra professionalità differenti dimostra quanto la multidisciplinarietà sia oggi fondamentale nella tutela del patrimonio. Il restauro si configura così non solo come atto di conservazione, ma come un percorso di conoscenza che ne approfondisce il significato e ne rafforza il valore».
Le sculture - che raffigurano tre alfieri, due angeli (un Puttino e un Genietto) e una figura femminile di soggetto allegorico - sono state realizzate nel 1617 dal plasticatore ticinese Luca Reti e la sua bottega in solo cinque mesi, e componevano un gruppo scultoreo di figure che miravano a contrapporre allegoricamente la Guerra e la Pace. Gravemente danneggiate durante il bombardamento del 1944, erano giunte fino a noi in condizioni frammentarie, rendendo necessario un intervento approfondito sia sul piano strutturale sia su quello formale.
Il restauro, condotto da Elena Zichichi ed Elena Russo sotto la direzione lavori di Gisella Pollastro, ha visto la messa in sicurezza, la pulitura, il consolidamento strutturale e la reintegrazione selettiva delle lacune, nel rispetto della complessa natura polimaterica delle sculture. Le radiografie a raggi X, eseguite in collaborazione con l’Università di Parma, insieme allo studio d’archivio e dei dati materici e tecnici osservati delle figure, hanno consentito di orientare con precisione le scelte conservative e di restituire equilibrio e coerenza alle composizioni. Per le sculture verticali, oggetto di un pregresso restauro del 1978, sono stati inoltre realizzati supporti dedicati, concepiti nel rispetto della materia e funzionali a garantirne stabilità e corretta collocazione.
Le opere sono ora reinserite nel percorso museale del Teatro Farnese attraverso un rinnovato allestimento che ne valorizza la lettura complessiva: i due alfieri verticali sono presentati nel proscenio, ristabilendo il dialogo con lo spazio architettonico per cui erano stati concepiti, mentre i putti sono presentati nel sottoscala in un allestimento accompagnato da un video che documenta le fasi dell’intervento.
Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Parma, rappresentato dal Professore Associato Andrea Zerbi, e dalla Dott.ssa Sandra Mikolajewska, Ricercatrice di tipo A, è stato possibile realizzare il rilievo tridimensionale del Teatro Farnese e procedere alla ricollocazione virtuale delle sculture nel loro contesto originario, restituendo così una visione più completa e filologicamente accurata dell’apparato decorativo perduto.