REGINA. SPERIMENTATRICE GENIALE
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina
Vigevano (PV)
Dal 26.2.2026
Press Kit
La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia presenta “Regina. Sperimentatrice geniale”, esposizione dedicata all’artista Regina Cassolo, allestita negli spazi rinnovati e aperti per la prima volta al pubblico al primo piano della terza scuderia del Castello Sforzesco di Vigevano, sede del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina (MANLo).
Con un progetto reso possibile da interventi di ristrutturazione e restauro per quasi 300.000 euro, l’allestimento – che rimarrà visitabile fino al 2029 – raccoglie 108 opere, tra cui 41 sculture e oltre 60 tra disegni e collage, con l’obiettivo di restituire al pubblico la modernità di una delle voci più originali del panorama artistico del Novecento.
«È con grande soddisfazione – afferma il Direttore dei musei statali lombardi Rosario Maria Anzalone – che giungiamo all’inaugurazione di questa importante esposizione nei rinnovati ambienti del primo piano del MANLo a Vigevano. Il lungo percorso progettuale, avviato nel 2024 con l’accordo di comodato delle opere con il Comune di Mede e la riqualificazione degli spazi nello straordinario complesso sforzesco, trova così il suo più naturale compimento. Ringrazio di cuore istituzioni e persone per l’alacre lavoro di questi anni, orientato a offrire al pubblico un racconto ricco e sfaccettato di un artista speciale: “Regina. Sperimentatrice geniale” costituisce una concreta occasione di rilancio per un museo sul quale stiamo investendo con la volontà di supportare la comunità lomellina. Siamo pronti ad accogliere i visitatori che vorranno condividere con la città e il nostro istituto questa splendida esperienza espositiva».
Obiettivo del progetto, a cura della Direttrice del Museo Stefania Bossi con Valentina Cane e Michele Tavola e con il contributo di un comitato scientifico, è quello di evidenziare la cultura artistica maturata da Regina nelle diverse fasi evolutive della sua carriera, ricostruendone le esperienze a partire dalla formazione accademica fino agli sviluppi più moderni dovuti all’incontro con le avanguardie, rielaborate con intelligenza e originalità.
«Il progetto scientifico di questa esposizione – continua la Direttrice Stefania Bossi – ha cercato di restituire la complessità di un’artista di respiro internazionale originaria della Lomellina, proseguendo l’importante e doveroso percorso di riscoperta critica degli ultimi decenni. Il titolo scelto “Sperimentatrice geniale”, tratto da un’espressione della critica Lea Vergine, vuole sottolineare la capacità dell’artista di inventare ogni volta un modo nuovo di fare scultura ed è una sorta di invito a lasciarsi condurre nella mente creativa di Regina anche attraverso le citazioni tratte dai suoi taccuini e apprezzare come la scultura può diventare leggera, mobile, visionaria. Un ricco calendario di incontri e laboratori per scuole, adulti e famiglie permetterà di approfondirne la conoscenza e apprezzare la libertà e l’indipendenza che ha sempre caratterizzato il suo operato».
Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni tematiche:
Regina in breve: un’introduzione alla vita e alla carriera dell’artista, dalla formazione accademica ai primi tentativi di emancipazione artistica, fino agli sviluppi maturi dell’astrazione;
I materiali di Regina: la tensione costante tra radici classiche e ricerca sperimentale che si evince attraverso l’utilizzo innovativo dei materiali;
Il Futurismo secondo Regina: l’adesione al movimento con una declinazione personale e indipendente che vede l’uso dell’alluminio al centro della sperimentazione;
Regina e la natura: la ricerca della sintesi attraverso gli erbari.
Nella vicenda creativa di Regina l’idea della sintesi astratta ha un ruolo fondamentale. Premesse di questa ricerca affiorano già nella seconda metà degli anni Venti, successivamente all’apprendistato presso il noto scultore Giovanni Battista Alloati a Torino. Il suo esordio pubblico avviene nel dicembre del 1928 alla I Mostra Regionale d’Arte Lombarda presso la Permanente di Milano, con due bronzi accademici (nella sala IV, Testa di ragazzo, 1925, e Popolana, 1925 circa). Anni dopo, nel gennaio 1952 sempre a Milano alla mostra Materie plastiche in forme concrete (rhodoid, sicofoil, celluloide, plexiglas, perspex, laminati plastici), il percorso artistico di Regina giunge a maturazione, esponendo – assieme a Lucio Fontana, Bruno Munari, Mario Nigro, Gillo Dorfles e altri – le diverse possibilità di impiego dei nuovi materiali.
Con “Regina. Sperimentatrice geniale”, Vigevano e la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia celebrano una protagonista assoluta del Novecento, valorizzandone la produzione artistica in un allestimento permanente fino al 2029 e di respiro internazionale.
Accompagna la mostra un catalogo per i tipi di emuse, con saggi di approfondimento e accurati apparati (versione sfogliabile a questo link). Il volume è stato finanziato da Fondazione Monte di Lombardia, Società Storica Vigevanese, Istituzioni riunite ETS Mede, Sicam e Rotary club Vigevano Mortara. Fondazione Monte di Lombardia ha finanziato anche le descrizioni certificate Descrivedendo presenti in mostra per consentire l’accessibilità rispetto alle forme di disabilità visiva.
BIOGRAFIA
Regina Cassolo (Mede Lomellina, 1894 – Milano, 1974) è stata una delle figure più originali del panorama artistico italiano del Novecento. Dopo la formazione all’Accademia di Brera, negli Anni 20 avvia una ricerca che la conduce ben presto oltre l’impostazione accademica, verso sperimentazioni in scultura e disegno. Negli Anni 30 si avvicina al Futurismo, presentando alla Galleria Senato (1931) le prime sculture in latta, alluminio e celluloide: opere leggere e innovative, che liberano la forma dal peso della materia. Partecipa alla XIX Biennale di Venezia (1934) e a numerose esposizioni in Italia e all’estero, firmando nel 1934 il Manifesto tecnico dell’Aeroplastica futurista. Dopo la guerra aderisce al Movimento Arte Concreta, su invito di Bruno Munari, e tiene una personale presso la Libreria Salto (1951). Negli Anni 50 e 60 approfondisce temi legati al linguaggio e alla natura, continuando a sperimentare con la scultura e il disegno. Negli Anni 70 il suo lavoro viene progressivamente riscoperto, fino alla storica mostra “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche” (Palazzo Reale di Milano, 1980), che ne consacra il ruolo di pioniera e sperimentatrice, con le prime pubblicazioni monografiche a lei dedicate.
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