FRANCESCO PATERLINI. Frammenti

In corso

Museo Archeologico Nazionale
Sirmione (BS)

20.6.2026
4.10.2026

Il Museo Archeologico Nazionale di Sirmione, situato sul Lago di Garda all’interno del parco archeologico delle Grotte di Catullo, ospita dal 20 giugno al 4 ottobre 2026 la mostra personale dello scultore Francesco Paterlini (Brescia 1987).

L’esposizione, dal titolo “Frammenti”, curata da Flora Berizzi e Michele Tavola e promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, presenta venti opere - sculture in pietra, in terracotta e installazioni - che innescano una riflessione sul tema del frammento, evocando suggestioni di carattere archeologico e antropologico. 

I lavori esposti, simbolicamente privati del titolo, dialogano con la collezione permanente creando un unicum organico, una sola grande installazione che corrisponde alla totalità dell’allestimento del museo.

“Le opere di Paterlini non sono circoscritte in uno spazio isolato e asettico - spiegano i curatori Flora Berizzi e Michele Tavola - ma si mescolano tra i pezzi del Museo e vanno cercate nell’allestimento permanente, in una sorta di singolare caccia al tesoro. Lo scultore ha voluto riflettere sul tema della frammentarietà, caratteristica connaturata a qualsiasi collezione archeologica, analizzata in prospettiva storica e allo stesso tempo contestualizzata nell’oggi”.

Nel percorso si incontrano tempietti e rilievi in pietra con elementi architettonici romani, contaminati da figure di blatte e corpi distesi, sigilli accompagnati da tavolette iscritte e piccoli sarcofagi a capanna. Frammenti in terracotta - teste, mani e braccia danneggiate - delineano un’immagine di incompletezza e abbandono, risultato residuale di una fatale rovina. Infine, una torre ogivale in terra o gesso, concepita come tomba o nave cosmica, si inserisce nella struttura del corridoio centrale del museo, completando l'incontro tra temporalità distanti.

Antico e contemporaneo, affiancati, innescano un cortocircuito semantico che evoca l’idea dell’eterno ritorno, un tempo ciclico in cui l’individuo e la società alternano picchi virtuosi e profondi decadimenti. La società contemporanea, erosa dal consumismo, emerge nell’immagine del frammento, non più testimonianza storica da preservare, ma simbolo di abbandono, dove il deterioramento fisico si fa specchio di quello culturale.

La poetica dell’artista apre a un’indagine sulla natura umana e sulla spiritualità, individuando nel sottosuolo il luogo ancestrale del tempio e della tomba, punto di contatto tra vita e morte. Non a caso l’esposizione ruota attorno al tema del larario, il tempietto votivo domestico romano, per poi passare all’immaginario delle cavità ipogee e al nostro passato preistorico. In questo processo, l’azione scultorea di Paterlini contribuisce a mettere in luce suggestioni archetipiche, connettendo i nostri albori agli orizzonti futuri, evidenziando l’incontrollabile trasformazione che coinvolge senza sosta l’intero esistente.