Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica
XXVIII Premio Gallarate
Museo MA*GA
Gallarate (VA)
11.2.2026
11.10.2026
Press Kit
Dall’11 febbraio all’11 ottobre 2026, il Museo MA*GA di Gallarate (VA) ospita la XXVIII edizione del Premio Gallarate, dal titolo Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica.
La rassegna presenta le opere di cinque artisti - Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi, Martina Rota - che si esprimono attraverso linguaggi capaci di coinvolgere la parola, il corpo, il suono, l’altro. Pratiche che assumono una dimensione processuale e relazionale, interrogando i confini dell’opera e il ruolo stesso del pubblico.
La proposta curatoriale voluta da Eva Fabbris (direttrice del Madre - Museo d'arte contemporanea Donnaregina di Napoli), Lorenzo Balbi (direttore del MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna) e Caterina Riva (direttrice del MACTE - Museo di Arte Contemporanea di Termoli (CB), introduce al MA*GA azioni artistiche dinamiche, contribuendo all’incontro tra linguaggi vivi e performativi e le convenzioni di spazio e tempo proprie dell’istituzione museale, con l’intenzione di includerli nella collezione permanente.
Questa edizione del Premio Gallarate è realizzata grazie al contributo di Regione Lombardia nell’ambito del bando Olimpiadi della Cultura – progetto “Orizzonti in movimento” ed è stata inserita nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Il progetto riflette e include alcuni aspetti essenziali dei valori olimpici, tra cui il rispetto e l’universalità, promovendo principi come la sostenibilità e l’accessibilità mettendo al servizio delle comunità la cultura e le arti tanto quanto lo sport.
Il lavoro di Allison Grimaldi Donahue (Middletown, Connecticut, USA, 1984) ha una natura multidisciplinare e utilizza la parola come uno strumento per costruire relazioni di carattere culturale, sociale e storico. Le sue opere si presentano dunque come dispositivi aperti e partecipati.
Per la XXVIII edizione del Premio Gallarate, l’artista ha iniziato una ricerca dedicata all’archivio del museo MA*GA, prestando attenzione alla Mail Art e alla sua complessa storia di natura sia territoriale che internazionale. Allison Grimaldi Donahue invita il pubblico a partecipare attivamente a una nuova operazione di Mail Art, prendendo spunto dai materiali non ancora catalogati dell’Archivio The Mythical Image di Gino Gini e dai saggi di Fernanda Fedi (in particolare Collettivi e gruppi artistici a Milano. Ideologie e percorsi 1968 1985).
Nell’installazione ambientale Willing to Collaborate (2026) si trovano accostati, da una parte, una selezione di materiali storici e opere provenienti dalla collezione del MA*GA in dialogo con cartoline contemporanee che l’artista ha raccolto nei mesi precedenti la mostra; dall’altra, un’installazione partecipativa in cui il pubblico è invitato a realizzare le proprie cartoline, da depositare all’interno di una cassetta postale, contribuendo alla continuità e alla trasformazione dell’archivio e a nuova modalità di comunicazione collaborativa.
La ricerca di Francesco Fonassi (Brescia, 1986) interroga i significati e le derive che le culture sonore assumono in relazione allo spazio sociale, all’ambiente naturale e agli aspetti antropologici e pseudoscientifici dei contesti in cui opera. Per Arte Viva, in occasione del cinquantesimo anniversario dal Disastro del Seveso, dove l’esplosione di un reattore della fabbrica ICMESA rilasciò una nube di diossina causando uno dei più gravi incidenti ambientali in Europa, Francesco Fonassi propone Fog, Sound (Seveso 1976/2026) che prevede l’installazione di una serie di elementi che rievoca l’accaduto tra cui due strumenti acustici - fog horns -, ovvero manufatti nautici giapponesi utilizzati per segnalare, attraverso un suono di allarme, la presenza di imbarcazioni in condizioni di nebbia fitta.
Durante il periodo di apertura della mostra, il lavoro di Fonassi si completa con l’utilizzo dei segnalatori attraverso azioni sonore e performative, realizzate presso il Bosco delle Querce – nato nei primi anni Ottanta al di sopra dei residui chimici interrati dell’azienda ICMESA – e nello spazio esterno del Museo, coinvolgendo componenti della comunità di Seveso in una staffetta per l’attivazione manuale dei dispositivi.
Ring Ring Ring di Francesca Grilli (Bologna, 1978) è un’ampia e articolata riflessione attorno al tempo che, nelle sue opere, scorre e intreccia storie personali e intime, attraverso un linguaggio multidisciplinare capace di combinare pratiche performative con elementi scultorei, fotografici e video.
Ring Ring Ring (2013) nasce da una ricerca sulle prime comunità di migranti italiani a New York, condotta dall’artista durante un periodo di residenza nella metropoli americana. Il lavoro ricorda ciò che le famiglie emigranti conservavano come memoria e prende forma attorno a un anello, inizialmente realizzato in cera, trasformato dall’uso quotidiano e in seguito fuso in ottone, materiale che conserva la memoria del contatto.
Questo oggetto–scultura diviene poi protagonista di un’azione rituale: manipolato e lucidato da un performer, produce un particolare suono, amplificato da un microfono, che ricorda il rumore delle onde del mare, del viaggio e di una distanza fisica ed emotiva.
La rete di significati che l’artista intesse è amplificata dalla presenza sulle pareti del Museo dalla serie di opere Hand (2023) il cui soggetto è una mano, elemento spesso presente nelle creazioni di Francesca Grilli come metafora del fare, della memoria tattile, della storia di ciascuno essere umano e, attraverso le sue linee, oracolo di un futuro ancora sconosciuto.
Al centro del lavoro di Beatrice Marchi (Gallarate, VA, 1986) si trovano storie raccontate utilizzando una complessa stratificazione di linguaggi, dall’illustrazione al video, dalla pittura alla musica. I temi e i personaggi sono spesso ricorrenti e trovano origine nella biografia dell’artista ma poi si trasformano assumendo posture e forme grottesche, surreali, fantastiche. In occasione della XXVIII edizione del Premio Gallarate, Beatrice Marchi presenta Frozen in the North (2024), un’installazione costituita da un video e da una serie di oggetti. L’opera, idealmente ambientata in un vagone della metropolitana, immagina la vita, autonoma e paradossale, di una serie di oggetti abbandonati, dimenticati, forse rubati: sono borse, zaini, sacchetti e buste. Tra queste cose, in particolare, una borsa prende vita e si muove, scossa e sbalzata, all’interno di un tunnel che gradualmente si trasforma in un passaggio organico e anatomico. Stasi e movimento, quotidianità e sogno, luoghi reali e immaginari, si mescolano all’interno di un’opera che, trasfigurando episodi della quotidianità dell’artista, mette in luce una condizione caratteristica della contemporaneità.
Studiando il movimento, la parola e la relazione tra corpo e spazio, Martina Rota (Bergamo, 1995) concentra la propria ricerca attorno all’elaborazione del trauma, alla cura e alla memoria. In questa prospettiva le opere dell’artista si strutturano come luoghi di incontro o come azioni performative in cui il corpo è fortemente influenzato dal contesto culturale, naturale e sociale circostante. Al MA*GA, l’artista presenta I still have a voice for you (2026), un’installazione dedicata all’acqua, dove diversi elementi dialogano tra loro: in una vasca trasparente è immersa un’immagine fotografica, un’altra è sospesa nello spazio, tutt’intorno riecheggia un racconto sonoro. L’opera conduce il pubblico in una dimensione di ascolto e riflessione, in cui l’esperienza dell’acqua si fa fisica ed emotiva.
“Con questa edizione del Premio Gallarate prosegue una tradizione artistica che caratterizza la nostra città dal 1950. Ed è grazie alla continuità di questo Premio che il nostro museo ha costituito la propria collezione. È, dunque, importante per la città che questo evento continui in un dialogo aperto con il presente e dunque, in questa occasione, con le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026”.
Andrea Cassani - Sindaco di Gallarate
“Proprio nel 2025 abbiamo celebrato i 75 anni del Premio Gallarate con la mostra Atto Unico che ha portato oltre diecimila visitatori a riscoprire la storia del nostro museo e della nostra città. Questa nuova edizione del Premio prosegue una storia importante quella che traccia il profilo della nostra identità culturale presente”.
Claudia Maria Mazzetti - Assessore alle Attività Formative Comune di Gallarate
“Con il progetto Arte Viva, il Premio Gallarate si conferma un’eccellenza capace di rinnovarsi, portando il territorio di Varese e, più in generale, la Lombardia al centro del dibattito contemporaneo sulle arti performative. Il MA*GA si consolida così come polo strategico e come istituzione in grado di dialogare con i grandi centri di produzione contemporanea, dimostrando che la qualità culturale in Lombardia è capillarmente diffusa e di respiro internazionale. Questa iniziativa, sostenuta da Regione Lombardia e inserita nel palinsesto dei Giochi della Cultura, incarna pienamente lo spirito olimpico, l'incontro tra persone e la partecipazione attiva. Portare l’arte fuori dalle teche per farla diventare processo relazionale significa rendere la cultura un patrimonio vivo, capace di lasciare un'eredità duratura sulle nostre comunità”.
Francesca Caruso - Assessore alla Cultura di Regione Lombardia
“Il Premio Gallarate si conferma oggi come un organismo vivo, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Questa XXVIII edizione riafferma la vocazione del Premio a essere luogo di ricerca, di ascolto e di confronto con la produzione artistica contemporanea, in dialogo con le trasformazioni del tempo che abitiamo.
In questo clima di continua evoluzione, inoltre, la costituzione del Premio Gallarate come ente di terzo settore rafforza il nostro impegno pubblico, culturale e civile, rendendoci ancor più radicati nel territorio pur mantenendo uno sguardo internazionale. Desidero ringraziare gli artisti e i curatori, il Museo MA*GA, Il Comune di Gallarate, Regione Lombardia e tutte le persone e le istituzioni che continuano a credere nell’arte come spazio di incontro, di cura e di trasformazione”.
Giovanni Orsini - Presidente Associazione Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate ETS
Immagini